Ammoniaca e altre schifezze

A quanto pare a Rozzano, per la precisione a Quinto Stampi, c’è un’industria chimica, la BECROMAL S.P.A., che in un anno “spara” nel cielo della nostra città 40 tonnellate di ammoniaca e versa nell’acqua 2.200 tonnellate di cloruri. La suddetta azienda risulta anche essere una delle maggiori consumatrici di energia elettrica della provincia di Milano; dunque non stiamo parlando di un piccolo laboratorio clandestino nascosto in uno scantinato. Forse è il caso interessarsi un po’ più a fondo della faccenda, visto che l’ “educazione alla cittadinanza” ci insegna ad occuparci di ciò che è di pubblico interesse, e non vedo cosa ci sia di più pubblico e vitale dell’aria e dell’acqua.
Oltre a lavorare, io abito anche a Rozzano e mi piacerebbe sapere cosa pensano gli amministratori della mia città di questo oltraggio all’ambiente; anzi, al mio amico Paganini che vorrebbe organizzare incontri a scuola con esponenti della politica, suggerisco questo tema di confronto, e non per ascoltare chiacchiere sull'”effetto serra” o sul “Protocollo di Kyoto”, ma per sapere come concretamente tutela la salute e il territorio chi governa qui ed ora. Ma tutti noi, intanto, cerchiamo di dare il giusto risalto a una questione che ci riguarda da vicino.

The loving kindness

Uno dei cortei, lungo più di un chilometro, occupava un vialone di otto corsie.
Centinaia di migliaia di persone per le strade di Yangon e di altre 25 città del Myanmar (ex Birmania).

Migliaia di studenti, cittadini comuni, celebrità del mondo dello spettacolo e anche parlamentari.

Alla testa dei cortei giovanissimi monaci, nelle loro tradizionali vesti rosso scuro.

I monaci parlano alla popolazione per ricordare che “noi marciamo per il popolo”, chiedendo di non utilizzare slogan politici e di recitare solamente preghiere per la pace.

“The loving kindness must win everything”, recita uno degli striscioni sostenuto dai monaci lungo un corteo.

La mia solidarietà per il popolo della ex-Birmania è totale.

La mia stima e il mio affetto per questi giovani monaci che, a rischio della propria vita, lottano per il popolo e per il proprio paese, sono grandissimi.

Mi auguro che quello che sta accadendo in Myanmar, nella sua tragicità, possa servire anche ai giovani italiani a prendere coscienza dell’importanza del loro ruolo nella società.

Senza l’impegno dei giovani, il futuro del nostro paese e del mondo, lasciato in mano a vecchi personaggi avidi di potere, non potrà essere migliore.

Davide Currò

Guastafeste

Parte prima. Domenica scorsa a Rozzano, autorizzata dal Comune, si svolge la “Festa antica”. Nel pomeriggio caldo e luminoso centinaia di persone affollano il prato antistante la Cascina Grande per ammirare cavalieri e cavalli che mettono in scena una sorta di torneo medievale. All’improvviso l’inaspettato: dall’alto di un albero una ragazza, megafono alla bocca, denuncia l’utilizzo a scopo ludico degli animali e invita la gente a rifiutarsi di assistere a spettacoli che facciano uso di animali, come accade nei circhi. Attimi di stupore, poi il trambusto. Qualcuno dice “ha ragione”, altri gridano “smettila”; da un microfono c’è chi respinge le accuse di maltrattamento. Uno degli organizzatori sale sull’albero e taglia il filo di alimentazione del megafono, al che la ragazza sale ancora più in alto continuando a urlare con quanto fiato ha in gola la sua requisitoria animalista. Arrivano i vigili, l’ambulanza e infine i pompieri con la lunga scala. Tranquillamente la ragazza scende e, tra il clamore della folla, sale sulla macchina della polizia locale per essere trasferita al Comando. Grazie all’intervento del sindaco D’Avolio non ci saranno conseguenze penali a carico della ragazza.

Parte seconda. “Sono vietate su tutto il territorio comunale le seguenti attività:
1) qualsiasi forma di spettacolo, mostra, fiera, manifestazione od intrattenimento pubblico o privato effettuato a scopo di lucro e/o dimostrativo, che contempli, in maniera totale o parziale, l’utilizzo di animali, sia appartenenti a specie domestiche che selvatiche…(omissis)”. Sapete dove sta scritto? Nell’articolo 17 del “Regolamento comunale per la tutela ed il benessere degli animali” approvato dal Consiglio Comunale di Rozzano il 13 marzo 2006!

Parte terza. Il padre della ragazza dell’albero ringrazia il Sindaco per la sua benevola intercessione. Ma come cittadino di Rozzano non può fare a meno di chiedere al suo Sindaco: non è contraddittorio vietare e contemporaneamente autorizzare una determinata cosa? Quella manifestazione equestre a Rozzano non doveva svolgersi e quella ragazza ha fatto bene a protestare: era lei dalla parte della ragione, non solo etica ma anche giuridica, e gli organizzatori dalla parte del torto. E si domanda, quel cittadino, dove fosse l’Assessore alle “Politiche per i diritti degli animali” Stefano Apuzzo che, senza salire sugli alberi, avrebbe dovuto semplicemente vigilare sull’applicazione di un regolamento da lui voluto e votato.
Infine, ditemi un po’, al posto di quel padre cosa direste a vostra figlia?

..a volte le parole…

Ecco mi qui. Mi ritrovo di nuovo a scrivere. Non so perche, difatti e da tanto che mi propongo di ricominciare e poi irrimediabilmente mi ritrovo con lo schiacciare quella piccola x in alto sulla finestra di Word. Non riesco piu a esprimere efficacemente quello che sento, o piuttosto mi sono accorto che non serve a nulla. Mille parole, vane e inutili, che non esprimono quello che uno veramente prova. Hanno anche un altro fondamentale problema le parole. Sono sempre fraintese. Non ce niente che non sia inteso in modo diverso da ogni persona. Ed e questo il problema. Spesso si vorrebbe esprimere quello che si sente, ma non si riesce; questo perche non si trovano le parole adatte, o semplicemente perche le parole adatte non esistono. Il lessico che usiamo tutti i giorni e solo un modo approssimativo di esprimere noi stessi e communicare con gli altri. Ma spesso un gesto vale piu di mille parole, proprio per la precedente spiegazione. O almeno questo e il mio punto di vista.
Le parole piu spaventose di questo mondo, non sono le parole pronunciate, ma quelle non dette. Quelle che non avremmo mai piu la possibilità di dire, che rimarranno sempre dentro di noi come un immenso e grande rimpianto. Tutte le cose sono fatte per finire, che noi lo vogliamo o meno. Nessuno puo cambiarlo. Spesso le cose che finiscono, finiscono per sempre. Eventi che non accadranno piu, persone che non torneranno mai, luoghi che non visiteremo mai piu. Certo detto cosi alla fine non suona cosi preoccupante. Ma cio e dovuto probabilmente al fatto che nessuno si soffermi realmente a pensare al significato della parola “mai”. Mai…Mai…Mai…. non so se riuscite a sentire le vibrazioni prodotte dall’eco di questa ignota parola all’interno di voi. Questa parola fa paura. Esprime un concetto che noi semplici umani non possiamo comprendere. Una determinazione spaziale all’interno dell’infinità. Infinità piu grande di noi, che siamo cosi piccoli, miseri e patetici. Un nulla stagliato contro l’infinito. Se realiziamo cosa questa parola significhi veramente, bhe penso che sarebbe normale spaventarsi un po. La nostra vita in fondo e fatta come un immenso conto alla rovescia verso la morte. Le cose passate non torneranno mai piu, nel bene e nel male. Ripensare al passato spesso puo essere doloroso, ma e l’unico modo di conservare cio che e terminato per sempre. PER SEMPRE. E tutto e piu doloroso quando qualcosa non e veramente finito per noi, che magari serbiamo ancora una speranza, messa a dura prova ogni giorno dall’eternita e dalla consapevolezza dolorosa che non conta veramente se per noi la cosa sia finita o no. Cio che conta e che in fin dei conti non conta quello che noi pensiamo e speriamo. Persone partite non torneranno mai piu, per quanto ci abbiano illuso che avrebbero continuato a fare parte del nostro lungo conto alla rovescia. Tutte illusioni, che possono rendere momentaneamente il boccone piu facile da digerire, ma che poi continueranno a tormentarci fino alla fine. Concludo qui. Probabilmente questa non e neanche la sede piu adatta per questa mia sparata. Ma sentivo il bisogno di mettere in comune con voi le mie riflessioni. Non riducetevi come me. Fate in modo che nella vostra vita non ci siano parole non dette, per quanto piccole, equivoche ed insignificanti possano essere. Altrimenti rimarrete a rimpiangere il passato e vivere nella malinconia piu grigia. E non e salutare per voi, ora che anche l’autunno e alle porte, con la sua dose di cupo e desolante squallore, come preannuncio del tepore e della brina invernale. Siete liberi di insultarmi se volete. Saro felice di ascoltare. Vi saluto.

se non sei bello non sei nessuno

qst pomeriggio, stavo facendo un girno nelle solite chat per ragazzi; dove si possono mettere foto, scrivere blog e relazionarsi cn altra gente..
dopo un po k giro, mi accorgo che se non sei bello o se non hai foto e qnd nessuno può sapere cm tu sia esteticamente, nessuno è disposto a intraprendere un discorso cn te..
se scrivi un blog in cui parli dell’amore o di ragazze tutti ti dicono:”oh ma k vuoi??? evita di farti ste menate e metti le foto!!” 0.0!
ok posso capire k si tratta di una chat in cui tutti possono essere chi vogliono..
che la tv ci incoraggia sempre a non fidarsi di chiunque, quindi qualcuno può anche non fidarsi
ma non parlare con una xsona perchè è brutta o xk semplicemente non si piace e non vuole farsi vedere..
ma così no, cioè è troppo..
ho sentito e ho “subito” qst “violenze”, xk è vero molte volte le parole fanno più male dei pugni o dei calci..
le offese sn qll k ti buttano giù.. che ti senti uccidere, morire piano piano..
ma sono le stesse k ti insegnano ad andare avanti, sai fino a dv puoi arrivare per poi rialzarti..
ne ho subite tante, forse troppe… ma grazie a qst persone k mi offendevano ho capito che io sn diversa, io lo posso diventare, ho imparato il rispetto x le persone e x chi ha bisogno e si vergogna di chiederti aiuto!
credo che così facendo tutti possiamo vivere una vita felice, certo molte volte ci sentiremo soli, tristi.. non per qst dobbiamo pensare di non farcela..
la vita è qll k ti creri non quella che ti creano!

less is more than more

Quando ero studente di questo liceo soffrivo il dover assimilare una mole ingente di nozioni, date, formule, teoremi che i nostri “Prof” ci proponevano.

Naturalmente lo studio richiede fatica e non si può prescindere dall’apprendimento di un certo numero di informazioni…

Tuttavia, talvolta la mia sensazione era che alcuni professori, consapevoli della responsabilità formativa del proprio ruolo, ritenessero opportuno cercare di trasmetterci più nozioni possibile, sulla base di un concetto istintivo secondo il quale “di più è meglio che di meno”.

A questi professori, a cui va tutto il mio affetto e la mia stima per il lavoro e l’impegno che profondono nell’istruire ogni anno decine di studenti, rivolgo il mio augurio di inizio anno scolastico.

Con la preghiera di provare a trasmettere “a noi studenti” soprattutto la passione per la conoscenza e l’amore per il ragionamento, anche facendo un pò meno argomenti.

Allora, sicuramente, pur avendo fatto di meno, avranno certamento fatto di più.

Davide Currò

NOTA:
“less is more than more” è uno slogan che giocando sulle parole serve a ricordare agli utenti principianti di Linux come l’istruzione “less” sia in realtà più potente dell’istruzione “more”. www.linux.org

facce nuove e nostalgie

Quante facce nuove nei corridoi della nostra scuola.
Non mi dispiace. La vita è divenire ed ogni nuovo arrivo è una promessa di miglioramento.
Mi mancano, però, i colleghi e le colleghe che non sono più nella nostra scuola.
Tanti anni di lavoro comune, di affetto e di intesa…
Vi abbraccio.
Non perdiamoci di vista.